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Emergenza climatica a cura di Paolo Cantore

Il Parlamento UE approva la Legge sul clima

Emergenza climatica a cura di Paolo Cantore

I negoziati per dare forma al Green new deal – il nuovo patto europeo per il clima - entrano nel vivo. A Strasburgo, durante la prima plenaria di ottobre tenutasi lo scorso giovedì (8 ottobre, ndr), il Parlamento europeo ha definito la sua posizione e gli obiettivi che l’Unione dovrebbe porsi, dei quali i rappresentanti degli stati riuniti nel Consiglio dell’UE dovranno tenere conto. Infatti, gli eurodeputati si sono espressi sulla proposta di legge per il Clima presentata ad inizio marzo dalla Commissione, formalizzando gli obiettivi di lungo periodo di una nuova strategia di crescita economica che renderebbe la società europea più prospera e meno diseguale, a vantaggio della qualità della vita delle generazioni «attuali e future».

Per farlo, già nelle conclusioni di dicembre 2019 il Consiglio europeo aveva definito come priorità per l’UE il rispetto dei termini dell’Accordo di Parigi sul Clima, per limitare il riscaldamento globale a 1.5°C, d’accordo con il 93% delle cittadine e dei cittadini europei che ritengono i cambiamenti climatici un serio problema da affrontare anche tramite un rinnovato impegno (Eurobarometro: 490/2019).

 

Dopo aver concordato sull’ambizioso traguardo della neutralità climatica entro il 2050, il Parlamento europeo chiederà agli stati membri uno sforzo ulteriore per i decenni intermedi, puntando a una riduzione del 60% già per il 2030 e puntando al 2040 per verificare tenuta ed efficacia degli strumenti scelti. Una tabella di marcia, questa, che conferirebbe all’Unione europea il primato «verde» per il clima.

Tra le altre proposte che saranno avanzate al Consiglio, il Parlamento chiede l’istituzione di un organismo scientifico (il Consiglio europeo per i cambiamenti climatici o ECCC), per monitorare tramite un occhio esterno e indipendente dalla politica il comportamento degli stati membri.

 

Infine, il Parlamento europeo si batterà per l’eliminazione delle sovvenzioni dirette e indirette ai combustibili fossili, in un processo graduale il cui completamento sarebbe fissato al 2025.

Un punto su cui già in passato si erano registrati umori differenti tra Parlamento e Consiglio, portando già nel 2008 alla diluizione della riforma dell’ETS, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione, nata sulla spinta del Protocollo di Kyoto.

 

Per dare il via ai negoziati, anche le Ministre e i Ministri dei 27 Paesi UE dovranno giungere a una posizione unitaria, all’interno del Consiglio. Da quel momento in poi varrà tutto, anche clamorosi colpi di scena e giochi a ribasso, che hanno rappresentato delle vere e proprie pietre di intralcio per Commissioni europee politicamente più deboli, o forse meno determinate rispetto alla formazione guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen.

Difficilmente, però, il Parlamento europeo potrà rivedere a ribasso le sue posizioni, avendo dichiarato lo stato di «emergenza climatica» quasi un anno fa, senza tuttavia impressionare alcuni stati dell’est come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, piuttosto reticenti nel rivedere le loro politiche industriali e di approvvigionamento energetico.

Le politiche ambientali toccano infatti diversi settori, non solo quello sanitario o della produzione agricola. Il risultato sarà quindi una sintesi degli interessi in gioco, non solo presenti, ma soprattutto dei decenni a venire.


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mercoledì 14 ottobre 2020