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Tre domande a Gian Carlo Minardi

Tre domande a Gian Carlo Minardi

Sono passati quarant’anni dal grande debutto in Formula Due dell’unico team romagnolo capace di fare, nel 1985, il grande salto di categoria alla Formula Uno, eppure, oggi come ieri, il Minardi Team resta nei cuori degli appassionati di automobilismo sportivo. Ne sono prova i tanti affezionati che ogni anno partecipano all’Historic Minardi Day, che scalda i motori per una quinta edizione ricca di novità all’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola dal 24 al 26 aprile. Dei successi e dei momenti salienti della scuderia faentina, che ha fatto storia nel mondo delle monoposto da corsa, parla il suo fondatore Gian Carlo Minardi, che sarà ospite a Forlimpopoli per la tradizionale festa della Segavecchia su invito della Scuderia Ferrari Club della città artusiana.

 

Quali sono i momenti più emozionanti nell’avventura del Minardi Team?

 

Il primo è stato quando, nel 1985, si è acceso per noi il semaforo verde in Formula Uno. Ma anche il Gran Premio degli Stati Uniti del 1988, a Detroit, nel quale il Minardi Team conquistò il suo primo punto mondiale con Pierluigi Martini. Ne potrei citare tanti altri, come la firma del contratto per i motori Ferrari. Ricordo ancora quel giorno del novembre ’74 quando conobbi personalmente Enzo Ferrari: la sua dimostrazione dei stima nei miei confronti e i suoi consigli furono determinanti. Per me è un vanto aver collaborato con un personaggio ancora tanto amato e ricordato nell’automobilismo sportivo. Sono stati davvero tanti i momenti appaganti, soprattutto in virtù dei sacrifici fatti.

 

Quali peculiarità hanno reso la scuderia faentina unica nella Formula Uno?

 

Il Minardi Team è stata la scuderia capace di resistere più a lungo contro i colossi che disponevano di budget per noi irraggiungibili, con vent’anni di presenza in Formula Uno e 340 gare disputate. Questo la gente continua a riconoscerlo: anche in un ambito severo come quello dello sport, dove è un attimo dimenticare gli attori di ieri, siamo ancora circondati di affetto e di apprezzamento per i nostri sforzi e i nostri risultati. La nostra forza sono state le persone di cui mi sono circondato, che hanno dato il 110% per la scuderia. La mia intuizione mi ha portato a coinvolgere chi aveva capacità e passione per emergere, non solo per quel che riguarda i piloti, ma anche i giovani ingegneri, alcuni dei quali hanno debuttato con il nostro team e sono ancora oggi in attività nel mondo sportivo. I piloti che hanno corso con la nostra scuderia sono tutti quanti come dei figli per me: ciascuno di loro ci ha dato qualcosa. Tra loro, quelli che ho occasione di sentire più spesso sono Pierluigi Martini e Alessandro Nannini. Di un team come il nostro, che è il 9° per presenze in Formula Uno, la gente non si è dimenticata e la prova è l’adesione che riscontriamo all’appuntamento annuale dell’Historic Minardi Day.

 

Quali sono le sue aspettative per il campionato alle porte?

 

Per  la stagione 2020  mi aspetto una stagione molto combattiva, anche in vista del nuovo regolamento in vigore dal 2021. La sfida sarà quella di battere la Mercedes, in una competizione che si gioca soprattutto tra la scuderia tedesca, la Red Bull e la Ferrari.


Laura Bertozzi

giovedì 20 febbraio 2020