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TORNIAMO A ITACA…

TORNIAMO A ITACA…

Non ci resta che vivere. D’accordo: siamo al mondo per questo. Nel bene e nel male. Magari, negli ultimi decenni più sul male. Comunque, è la prospettiva che ci uccide. “Del doman non v’è certezza”, scriveva il buon Lorenzo il Magnifico. Questo è. Proprio questo. Ma quando arriva questo “domani”? I tempi si allungano senza una prospettiva precisa e la paura ci rincorre come una guardia il ladro. Non è facile.

Una luce in fondo al tunnel? Può darsi. Ma a macchia di leopardo. Il Covid19 (mai un nome è suonato così minaccioso) si è fermato. Forse, ma nelle Marche, in Lombardia, in Emilia Romagna… ecc… ecc… Ecco la prospettiva indecifrabile. A cui danno una mano i talk show televisivi (quelli che reggono) inzuppati di ospiti: medici, primari, biologi, anestesisti, infermieri e, per finire, stralci di drammi quotidiani al capezzale di situazioni letali. Immagini e contraddizioni che non aiutano l’ottimismo, anzi tolgono la voglia di reagire.

Ma qual è la verità di tutto questo? Non certo quella lattiginosa, strisciante dei vari presunti vip che fanno a gara per predicare parole di incoraggiamento, di saggezza, di prudenza. Blindati nei loro piccoli/grandi previlegi. Invidia? No, semmai fastidio, come il ronzìo di una zanzara. Poi aggiungiamo anche i politici (sempre quelli) che da uno studio televisivo all’altro ci fanno pagare la benzina delle auto blu. Rassicuranti? Neanche un po’, semmai ripetitivi come un magnetofono rotto.

Qualcuno “c’azzecca”, come direbbe Di Pietro? Pochi: hanno capito che non sarà più la stessa storia. Siamo arrivati al “game over” del flipper della nostra esistenza: si può solo tentare di ricominciare la partita se ci ritroveremo due spiccioli in tasca… e se la macchinetta non  è andata in tilt definitivo.

Una visione tropo negativa? Direi, piuttosto, realistica. Iniziato tutto quel famoso 11 settembre delle Torri Gemelle, seguito da cataclismi climatici e sociali. Qualche visionario d’accatto parla di un castigo divino. Qualcuno aveva anticipato 20 anni fa. A chi crediamo? Ammesso che dobbiamo credere a qualcuno e non invece farcela da soli a riprendere il cammino.

Ma più ripiegati su noi stessi, su quello che veramente vogliamo in una corretta scala di priorità. L’altra, quella del “prima” buttiamola via. E’ sbagliata, attraente come il canto delle Sirene di Ulisse. Tappiamoci le orecchie e torniamo, barra a dritta, a Itaca.


Leonello Flamigni

mercoledì 25 marzo 2020