La Rosa di Anita parte per l’Oriente
Due longianesi in missione per la Pace
È iniziato lunedì 11 maggio il viaggio che porterà la Rosa di Anita dall’Italia all’Est del mondo. Gli italo-brasiliani longianesi Luciana Silveira Angioletti e Fabricio Da Rossi, membri storici del progetto internazionale Anita Fidelis, hanno intrapreso una lunga missione come Messaggeri di Pace, attraversando numerosi Paesi dell’Europa orientale e dell’Asia per diffondere un messaggio semplice e radicale: pace, diritti umani, libertà, rifiuto della guerra e di ogni forma di violenza.
La Rosa di Anita, simbolo creato per onorare la figura luminosa di Anita Garibaldi, è divenuta negli anni un emblema riconosciuto di resistenza morale e difesa della dignità umana. Portarla oggi in territori segnati da tensioni e fragilità politiche significa ribadire che la pace non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano e concreto.
L’iniziativa è patrocinata dal Corpo Ecoforestale Nazionale ENTA-ODV, ente istituzionale impegnato nella salvaguardia dell’ambiente, nella tutela del patrimonio forestale e nella promozione di una gestione sostenibile delle risorse naturali, sotto cui è posta la vigilanza dell’esemplare della Rosa “Anita Garibaldi by Pantoli”, simbolo identitario del progetto internazionale Anita Fidelis che ha ricevuto l’attenzione di ONU, UNESCO e Parlamento Europeo per la sua capacità di educare e ispirare, trasmettendo con forza i valori fondanti della convivenza umana e ambientale attraverso questo fiore ibrido non commercializzato.
La partenza da Longiano: un saluto che diventa mandato
A Longiano, per salutare i due emissari, erano presenti gli autori del progetto – i Cavv. Andrea Antonioli, Giampaolo Grilli e Alessandro Ricci – e il loro staff, insieme al Sindaco Mauro Graziano, a S.E. Cav. Gr. Cr. Gen. Savino Lattanzio del Corpo Ecoforestale Nazionale, alle Presidenze dell’UNUCI sezione Cesena e Rubicone e dell'Associazione garibaldini “Eugenio Valzania” di Cesena-Cesenatico. Non una semplice cerimonia, ma una vera investitura morale: la comunità romagnola della rosa ha affidato a due suoi rappresentanti il compito di portare in Oriente un messaggio che nasce dalla propria storia e dalla propria cultura di dialogo, solidarietà e libertà.
Un progetto romagnolo che parla al mondo
Nato in Romagna su impulso dei tre autori cesenati, il progetto Anita Fidelis si è diffuso in numerosi Paesi, fondandosi su un principio chiaro: la memoria di Anita Garibaldi come ponte tra i popoli, testimonianza di coraggio femminile, giustizia e libertà.
La Rosa “Anita Garibaldi by Pantoli”, che i coniugi italo-brasiliani presenteranno alle istituzioni locali, è anche un monito: non esiste progresso senza umanità, né futuro senza rispetto dei diritti fondamentali. In un tempo segnato da guerre e nuove forme di oppressione, la Romagna sceglie di farsi ambasciatrice di pace attraverso un progetto che da oltre dieci anni unisce storia, diplomazia culturale e impegno civile, superando oceani e confini.
Un viaggio che è un messaggio
L’itinerario orientale della Rosa di Anita toccherà Slovenia, Ungheria, Romania, Moldavia, Bulgaria, Macedonia, Turchia, Armenia, Georgia, Russia, India e Cina, lambendo aree segnate da conflitti e tensioni. Ogni tappa, soprattutto nelle zone più fragili, diventa un’occasione per ricordare che la pace non è mai garantita, che la libertà va custodita e che la dignità umana è un valore universale. Il progetto Anita Fidelis è già presente in Europa e America (soprattutto Brasile, USA e Uruguay) per condividere lo stesso intento: diffondere un messaggio forte e chiaro contro la guerra e ogni forma di violenza, attraverso la forza mite di un simbolo dedicato a una donna straordinaria come Anita Garibaldi, affinché la Storia possa ancora scegliere la via del dialogo e dell’amicizia.
«In apparenza è solo un fiore – sottolinea il Cav. Dr. Gen. B. Grilli, il Capo Ufficio Cerimoniale del Corpo – ma l’unicità di questo ibrido genera collaborazioni che vanno oltre i confini, tramandando la memoria di una storia che fu e, allo stesso tempo, il messaggio attuale di un tesoro che solo la natura ha saputo creare e che è dovere dell’uomo preservare.»
Redazione Diogene
mercoledì 13 maggio 2026