Tre domande a Luana Babini
Una vita in musica tra palco, radio e tradizioni
Solare, autentica, profondamente romagnola: Luana Babini è una delle regine più amate del mondo del ballo. Ravennate, mamma dei gemelli Riccardo e Nicolò, ha iniziato prestissimo la sua carriera, debuttando a soli sei anni allo Zecchino d'Oro e, a sedici, accanto a Raoul Casadei. Da allora ha attraversato stagioni importanti della musica romagnola, fondando anche una sua orchestra e conquistando un pubblico affezionatissimo. Oggi, accanto all’attività televisiva, torna alle origini con la radio conducendo “Colazione da Luana” su Radio Centrale a Cesena. Un nuovo capitolo per un’artista che continua a vivere la musica con entusiasmo e passione.
Hai iniziato prestissimo, dallo Zecchino d'Oro alle grandi orchestre romagnole: quando hai capito che il palco sarebbe stato la tua vita?
Ti dico la verità: da ragazza avrei voluto fare tutto tranne che la cantante. Fino ai sedici anni, quando sono entrata nell’orchestra di Raoul Casadei, non avevo affatto deciso che quello sarebbe stato il mio futuro. Studiavo psicologia e prendevo la musica con leggerezza, senza pensare che potesse diventare la mia vita. Ma proprio su quel palco ho capito che le cose erano serie: non ero più solo una ragazzina, lì bisognava davvero impegnarsi. Da quel momento ho deciso di dedicarmi completamente alla musica, ho lasciato psicologia e mi sono iscritta al DAMS. Sono così: quando scelgo una strada, la percorro con impegno, meticolosità e serietà. Ho vissuto anni d’oro, gli ’80 e ’90 erano incredibili: le orchestre erano grandi, le serate tante e la musica aveva un sapore speciale. Poi le cose sono cambiate: meno feste, meno budget, e io ho dovuto adattarmi. Dopo la morte di mia mamma nel 2017 ho rallentato ancora di più, dedicandomi a lei per un po’. Quando sono tornata, ho scelto un approccio più leggero: continuo a fare quello che amo, ma in modo più sostenibile. La pandemia ha dato un altro colpo al settore, ma io ero già preparata, avevo imparato a gestire il lavoro in trio o con ospitate. Oggi la musica richiede equilibrio: bisogna adattarsi ai tempi, ma senza perdere passione, professionalità e la gioia che questo mestiere sa dare.
Ora ti ascoltiamo su Radio Centrale con “Colazione da Luana”: che tipo di buongiorno vuoi dare agli ascoltatori e cosa troveranno di diverso rispetto alla Luana che conoscono sul palco?
Quando Roberto Righi mi ha proposto di condurre il programma ho accettato con grande entusiasmo. Ho iniziato in radio a 14 anni, poi ho intrapreso la carriera di cantante e fatto televisione per oltre 40 anni; quindi, sono abituata a mettermi in gioco e a gestire nuove sfide. Ho però chiesto una cosa fondamentale: lasciatemi fare come sono, senza impormi generi musicali o stili di conduzione. Lui mi ha dato carta bianca e mi ha detto: “Fai come vuoi, poi vediamo i risultati”, e questo mi ha dato grande libertà di esprimermi. In radio porto me stessa: spontanea, allegra, quella che vedi sul palco o in TV è la stessa che ascolta e si fa ascoltare dal pubblico. La gente si fida di me, mi racconta le proprie storie e io ascolto davvero, come ho sempre fatto anche sul palco e in televisione. Credo che questo contatto sincero con le persone sia ciò che rende speciale il mio lavoro. Il programma è molto popolare e ne sono orgogliosa. Faccio solo musica italiana perché voglio difenderla e arrivare subito al cuore delle persone. Non provo a fare ciò che non so fare, ma do sempre il massimo in quello che conosco, con passione e sincerità. Che sia sul palco, in TV o in radio, sono sempre la stessa: autentica, diretta e felice di essere me stessa, nel bene e nel male.
Se dovessi scegliere una canzone simbolo della tua carriera — una che racconta davvero chi sei — quale sarebbe e perché?
Se devo scegliere una canzone che davvero mi rappresenta, è “Tradizioni”. L’ho incisa con Raoul Casadei nel ’84, e ancora oggi, dopo quasi 40 anni, la gente la canta con me alle serate. Anche se ormai faccio più musica pop che liscio, quel brano rimane la mia punta di diamante: è il pezzo che mi identifica e che mi ha regalato la popolarità, meritata o meno. Vederlo cantare insieme a me il pubblico, anche dopo tutti questi anni, è una soddisfazione enorme: significa che quella musica ha davvero lasciato il segno e che sono entrata nel cuore della gente. A me piacciono le sfide, ma sempre affrontate con dignità e consapevolezza. Finché avrò il pubblico dalla mia parte, continuerò a fare quello che amo, dividendomi tra televisione, radio e serate live. Anche ora, svegliandomi alle sei per la radio, sento che è il percorso giusto, perché ogni esperienza mi dà nuova energia. Sto anche scrivendo un libro da circa un anno: racconterò la mia vita, aggiungendo sempre nuovi dettagli e tornando spesso indietro per completare ciò che manca. È un progetto a cui tengo molto, voglio che rifletta davvero chi sono e tutto quello che ho vissuto. Il mio sogno più grande è poter raccontare la mia storia in teatro, da sola, davanti al pubblico. Avere dei sogni è un ottimo stimolo per svegliarsi di buon umore ogni mattina. . . .e io non smetto mai di pormi nuovi obiettivi!
Emanuele Bandini
mercoledì 11 marzo 2026