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Tre domande a Franco Pardolesi, Presidente del Club Forza Forlì.

Una vita per il calcio e la solidarietà a Forlì

Tre domande a Franco Pardolesi, Presidente del Club Forza Forlì.

Franco Pardolesi, classe 1955, è impegnato da anni nel campo dello sport, in particolare nel calcio, con un occhio sempre rivolto alla solidarietà. Col Club Forza Forlì organizzate diverse manifestazioni in questo senso, tra le quali quella con la Nazionale Cantanti, nel 1987, quando fu stabilito il record di spettatori allo stadio Morgagni (10mila). Dal 1968 guida la squadra amatoriale biancorossa con la quale ha vinto tanti campionati di calcio, calcio a 7 e calcetto con la vittoria del campionato italiano Over 35. Con la stessa società ha contribuito alla rifondazione del Forlì ripartendo dal Forlì 1919 di Terza Categoria. Ha scritto il libro "Forlì 100" riguardante la storia di un secolo di vita del Forlì Football Club e si occupa dello sport forlivese, il calcio in particolare, quale collaboratore della redazione forlivese de “Il Resto del Carlino”. Tecnico del Genio Civile di Forlì, della Regione Emilia Romagna, per 42 anni, ora in pensione, si è occupato dei corsi d’acqua romagnoli nella qualità di geometra.

Nel suo ruolo di allenatore del Team Silver 1974, cosa le ha lasciato dal punto di vista umano questa partita e il coinvolgimento di tanti giovani nel ricordo di Silver Sirotti?

"Tra le diverse manifestazioni organizzate a scopo benefico quella in memoria di Silver Sirotti assume un valore più importante in quanto dedicato ad un forlivese di 24 anni scomparso mentre salvava i passeggeri dell'Italicus colpito da un attentato neofascista. Vedere tanta partecipazione, così attenta a questi valori, mi ha ripagato di un impegno importante per mettere in scena una manifestazione così importante. Un evento ben riuscito, considerata la rilevanza ricevuta dai media e dall’apprezzamento degli spettatori che hanno perfettamente capito l’importanza di sottolineare valori così importanti che, specialmente in un periodo come quello che stiamo vivendo, vanno sempre tenuti in primo piano".

Dal 1968 alla guida del Club Forza Forlì ha promosso numerosi eventi benefici con squadre come la Nazionale Cantanti e il Brasile campione del Mondo: quale iniziativa le è rimasta più nel cuore e perché?

“Quando si organizzano manifestazioni benefiche come quella recente con la Nazionale Cantanti i ricordi sono tutti belli. Ma mi piace ricordare le prime partite ed i tornei di calcio o calcetto organizzati con i primi gruppi di ragazzi stranieri arrivati a Forlì da tante parti del Mondo. Manifestazioni ideate per favorire il loro inserimento nella nostra città. Poi la partita col Brasile, che pochi mesi dopo vinse il Mondiale nel 1994, si giocò per pochi minuti dopo la sfida dei carioca con la Nazionale di Calcio a 5 italiana al Palafiera. Capitan Dunga accettò di affrontarci in cambio di un contributo per la scuola per i bambini poveri che, grazie all’incasso di quella serata fu costruita a Belém, in Brasile. La partita si chiuse sullo 0-0. Per noi è stato un grande onore avere in campo campioni disponibili come Taffarel e Dunga. Quel match incredibile è stata la ciliegina sulla torta che ha confermato che se ci credi anche i sogni più incredibili si possono realizzare".

Nel suo libro Forlì 100. Un secolo di calcio biancorosso, quanto è stato importante secondo lei il ruolo del Forlì Calcio nel creare senso di appartenenza nella comunità cittadina nel corso dei decenni?

"Nel 2006, assieme a Luciano Linari, il presidente di quel Forlì che rinasceva dopo il fallimento, ad Alberto Calderoni, bandiera di tutti i tempi dei galletti, e all'indimenticato amico personale Renzo Gardini, assieme al quale abbiamo condiviso tante avventure con la nostra squadra, pensammo che il Forlì, non poteva sparire dal panorama calcistico nazionale. Ripartimmo avventurosamente col Forlì 1919 che partecipò al campionato di Terza Categoria. Poi, grazie al titolo sportivo dello Sporting Forlì dalla Promozione. In soli sei anni la prima squadra della società rifondata raggiunse addirittura la serie C vincendo tre campionati: Promozione, Eccellenza e Serie D. Sin dall'inizio di quella indimenticabile avventura furono tanti i tifosi che seguivano la squadra anche in categorie che i galletti non avevano mai frequentato. Fu la dimostrazione che la città, pian piano, aveva apprezzato il nostro impegno fondato sui valori dello Sport, per noi sempre stati fondamentali. Partendo dai giovani: fondamentali per ogni progetto sportivo. A proposito del libro dei cento anni di vita del Forlì l’emozione più grande è stata quella di ricostruire gli anni dell’inizio del calcio forlivese. Grazie all’aiuto dei discendenti dei pionieri che avevano posto le basi del calcio sotto San Mercuriale è stata una grande soddisfazione recuperare documenti e fotografie di anni così lontani. Riportando alla luce quella stessa passione dei personaggi di quell’epoca che ben conosco. Per un appassionato del nostro calcio una storia affascinante scritta da protagonisti che è stato bello far rivivere. A mio avviso conoscere la storia, non solo nel calcio, è fondamentale per cercare di far sempre meglio restando sempre fedeli ai valori che lo sport, se praticato nella maniera giusta, ci insegna”.

 


Emanuele Bandini

venerdì 24 aprile 2026