Tre domande a Maria Giorgini Segretaria Generale della CGIL Forlì-Cesena.
Trasporti, lavoro e crisi industriali: la CGIL Forlì-Cesena tra mobilità, occupazione e tutela dei diritti.
In una fase caratterizzata da forti tensioni economiche e sociali, il territorio di Forlì-Cesena si trova ad affrontare sfide decisive per il proprio futuro. I fronti aperti sono molteplici: dagli aumenti delle tariffe del trasporto pubblico locale alle complesse vertenze industriali, fino ai preoccupanti licenziamenti annunciati nel settore privato. Si tratta di temi caldi che incidono direttamente sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini, lavoratori e famiglie, ponendo seri interrogativi sulla tenuta e sullo sviluppo economico della Romagna. Per capire quali risposte dare al territorio, ne parliamo con Maria Giorgini, Segretaria Generale della CGIL Forlì-Cesena. Insieme a lei analizzeremo le principali criticità del momento, le iniziative concrete e le mobilitazioni messe in campo dal sindacato, provando a tracciare le linee guida per il futuro economico e occupazionale della nostra provincia.
Gli aumenti dei biglietti introdotti da Start Romagna stanno suscitando molte polemiche.
“Quali conseguenze avranno per pendolari e famiglie? Gli aumenti in vigore dal 1° giugno rischiano di avere un impatto significativo su lavoratori, studenti, pensionati e famiglie che utilizzano quotidianamente il trasporto pubblico, in un contesto in cui il costo della vita continua a crescere e i salari faticano a recuperare il potere d’acquisto perso. In alcuni casi i rincari superano anche il 30%, con il biglietto urbano passato da 1,50 a 2 euro. La nostra critica non riguarda solo il merito della scelta, ma anche il metodo: decisioni di questa portata dovrebbero essere precedute da un confronto con le organizzazioni sindacali e con le rappresentanze sociali del territorio. Il trasporto pubblico è un servizio essenziale e dovrebbe rappresentare una leva di inclusione sociale e sostenibilità ambientale, non un costo sempre più pesante per gli utenti. Il rischio concreto è quello di penalizzare soprattutto chi non ha alternative: studenti, anziani, lavoratori pendolari e famiglie a reddito medio-basso. Per questo chiediamo l’apertura di un tavolo provinciale con istituzioni, Start Romagna e parti sociali, per individuare soluzioni che possano contenere l’impatto sociale degli aumenti. Accogliamo positivamente l’intervento del Comune di Cesena, che va nella direzione di calmierare gli effetti sui cittadini, e auspichiamo che possa essere seguito anche da altre amministrazioni”.
Electrolux ha annunciato la chiusura del settore piani cottura e forni nello stabilimento di Forlì, con circa 400 esuberi. Qual è il giudizio della CGIL e quali alternative proponete?
“Il piano presentato da Electrolux è per noi inaccettabile. Parliamo di circa 400 esuberi in uno stabilimento che rappresenta un presidio industriale fondamentale per il territorio forlivese. Non siamo di fronte a una semplice riorganizzazione: c’è il rischio concreto di un progressivo ridimensionamento produttivo che metterebbe in discussione non solo il sito, ma anche tutto l’indotto collegato. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto che non serva “gestire” gli esuberi, ma ritirare il piano e aprire una prospettiva diversa. Le lavoratrici e i lavoratori hanno risposto con grande determinazione, attraverso scioperi, assemblee e mobilitazioni che dimostrano quanto questa vertenza riguardi l’intera comunità locale. La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà dell’industria europea, tra costi energetici elevati, instabilità dei mercati e competizione globale. Tuttavia non possiamo accettare che la risposta sia sempre la stessa: riduzione dell’occupazione o delocalizzazione. Serve una vera politica industriale, capace di investire in innovazione, ricerca, sostenibilità e rilancio produttivo. Chiediamo quindi il coinvolgimento delle istituzioni locali, regionali e nazionali, oltre che del Governo, per costruire un’alternativa credibile al piano aziendale”.
Sulla vicenda di Club House Italia esistono ancora margini per evitare i 22 licenziamenti annunciati?
“La situazione è molto preoccupante, ma riteniamo che esistano ancora margini per evitare i licenziamenti. L’azienda ha avviato la procedura per 22 lavoratrici e lavoratori tra Emilia-Romagna e Lombardia senza aver prima utilizzato strumenti alternativi come gli ammortizzatori sociali, scelta che abbiamo contestato fin dall’inizio. La speranza è legata innanzitutto alla mobilitazione dei lavoratori, che hanno reagito con determinazione avviando lo stato di agitazione e chiedendo la riapertura del confronto. Al momento, però, l’azienda conferma la volontà di non ritirare i licenziamenti né ricorrere agli ammortizzatori. Per questo è fondamentale anche il ruolo delle istituzioni: Regione Emilia-Romagna, Provincia di Forlì-Cesena, Comune di Forlì e, se necessario, anche il Ministero delle Imprese e del Made in Italy possono contribuire a costruire una soluzione alternativa. Dietro ogni licenziamento ci sono persone, famiglie e percorsi di vita che rischiano di essere compromessi. La tutela dell’occupazione deve restare una priorità, soprattutto in un territorio già segnato da altre crisi industriali”.
Emanuele Bandini
venerdì 19 giugno 2026