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LA SICUREZZA IN PISTA E GLI INCIDENTI NEL MOTOMONDIALE

Troppi giovani inesperti vengono scaraventati in pista rischiando la vita

LA SICUREZZA IN PISTA E GLI INCIDENTI NEL MOTOMONDIALE

In realtà la sicurezza in pista ha fatto passi da gigante rispetto ad esempio agli anni ’70, quando si gareggiava anche nei circuiti cittadini, dove ogni caduta aveva gravi conseguenze, anche mortali. Oggi fortunatamente le piste sono state in gran parte adeguate alle nuove norme di sicurezza e i piloti possiedono dotazioni che li proteggono in caso di caduta. Dai guanti in carbonio e titanio agli stivali ad altissima capacità protettiva, dalla tuta con dispositivo airbag ai caschi di concezione modernissima, con elevatissimi standard di protezione dagli impatti: la ricerca nel campo della sicurezza in pista ha prodotto sistemi e dispositivi che sono un concentrato di tecnologia che poi si riversa anche sull’utenza quotidiana.

Però i livelli di sicurezza molto elevati raggiunti da alcuni circuiti e le moderne protezioni di cui sono dotati i piloti professionisti ovviamente non azzerano il rischio, quando si raggiungono velocità di punta di 360 Km orari e oltre. Poi bisogna considerare che spesso vengono mandati allo sbaraglio, in sella a moto molto potenti, giovani piloti con pochissima esperienza, come ha affermato Michel Fabrizio.

Ma un grande campione del motociclismo, forse in seguito alla tragica scomparsa del suo amico Marco Simoncelli, si è adoperato per trovare una soluzione.

Grazie alla sua simpatia e al suo coraggio, Valentino Rossi, che alla fine di questa stagione si ritirerà dalle corse, è diventato il motociclista più seguito e amato al mondo, portando questo sport ai massimi livelli di popolarità. Ventisei anni di carriera, nove titoli mondiali vinti in quattro classi differenti, dalla 125 alla MotoGP, è l’unico pilota nella storia del motociclismo ad aver ottenuto questi risultati. Si è confrontato con due generazioni di piloti, non si è limitato a gareggiare e vincere, ma si è impegnato anche come manager fondando il Team VR46 che l’anno prossimo schiererà ben 4 squadre nel motomondiale: una in Moto3, due in Moto2 e una in MotoGP. Ma forse la creatura di Valentino più stupefacente è la VR46 Academy, struttura nata nel 2013 per coltivare giovani talenti delle due ruote.

L’idea prende corpo nell’ormai famoso Ranch di Tavullia e diventa un progetto concreto che in breve tempo porta interessanti risultati. Per fare qualche nome, da qui sono usciti Nicolò Bulega e Romano Fenati. Attualmente i piloti impegnati nell’Academy sono otto, tra cui Luca Marini, fratello di Valentino, Franco Morbidelli e Francesco Bagnaia.

La struttura mette a disposizione le moto e un team di esperti qualificati, allenatori, medici, nutrizionisti e l’esperienza di Rossi, per aiutare questi giovani a coronare il loro sogno, preparandoli a gareggiare dapprima nelle competizioni minori per progredire gradualmente fino alla classe regina.

Il motociclismo è indubbiamente uno sport pericoloso, soprattutto a certi livelli e l’auspicio è che la crescita professionale di questi piloti si accompagni anche all’attenzione alla sicurezza in pista.

Considerando che purtroppo molto spesso, come dicevamo, vengono mandati in pista, su moto potentissime, giovani piloti senza esperienza, iniziative come la Factory di Valentino Rossi sono lodevoli e andrebbero replicate a tutti i livelli, non solo per le gare di Motomondiale, ma per la guida di tutti i giorni.

 

Ricordiamo ai nostri lettori:

A MISANO SI REPLICA!

Il Motomondiale torna a Misano Adriatico dal 22 al 24 ottobre. Nel circuito intitolato a Marco Simoncelli si disputerà il Gran Premio dell’Emilia Romagna, per recuperare una delle due gare non disputate in Asia. Sarà anche l’occasione per rivedere Valentino Rossi su questo circuito nella sua ultima gara sul territorio italiano.

Foto Fabio Casadei


Redazione Diogene

lunedì 18 ottobre 2021