2 AGOSTO
L’ESIGENZA E IL BISOGNO DI RICORDARE, PER NON DIMENTICARE
A pochi giorni dalla commemorazione della strage alla stazione di Bologna, torna ancora più forte l’esigenza di ricordare. Non soltanto di celebrare una ricorrenza, deporre una corona o pronunciare parole di circostanza, ma di conoscere davvero ciò che accadde il 2 agosto 1980, le responsabilità accertate, la matrice neofascista sancita dalle sentenze, i depistaggi e la lunga battaglia condotta dai familiari delle vittime per ottenere verità e giustizia.
È da questa necessità che nasce “Il nostro 2 agosto”, dialogo di teatro civile scritto da Moreno Zoli, curato da Beatrice Valeriani e interpretato da entrambi nel progetto Narratori (di)versi.
L’idea di raccontare il 2 agosto attraverso il teatro accompagnava Moreno Zoli già da diversi anni, ma è stato l’incontro artistico e umano con Beatrice Valeriani a permettere a quel progetto di trovare finalmente la sua forma.
Beatrice Valeriani, poeta, scrittrice e interprete teatrale, da tempo impegnata insieme a Zoli in esperienze artistiche e culturali, ha contribuito in maniera determinante alla costruzione del dialogo, alla cura dei testi, al ritmo delle voci e alla loro restituzione sulla scena.
Dal confronto tra due differenti sensibilità, dalla scrittura, dalle prove e dalla ricerca condivisa è nata la formula del dialogo alternato: due voci che non si limitano a raccontare, ma si incontrano, si interrogano e si completano, dando alla storia, ai fatti e soprattutto alle vittime il risalto e il rispetto che meritano.
Il dialogo teatrale, concluso lo scorso autunno, viene oggi portato nelle scuole, nei teatri, nelle biblioteche, nelle associazioni e nelle piazze, con il patrocinio dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.
Attraverso parole, immagini, musiche e materiali d’archivio raccontiamo la storia della strage, ciò che la precedette e ciò che avvenne negli anni successivi. Raccontiamo le vittime, la reazione della città di Bologna, le indagini, i processi, le condanne, i depistaggi e quella verità che troppo spesso viene semplificata, nascosta oppure piegata alle convenienze politiche del momento.
Lo facciamo perché la memoria non può limitarsi a un solo giorno sul calendario. Deve entrare nelle scuole, raggiungere i ragazzi, attraversare le piazze e arrivare anche a chi pensa di sapere già tutto, magari senza avere mai conosciuto realmente questa storia. L’impegno di Moreno Zoli per il 2 agosto nasce da lontano. Nel 2020, durante la pandemia, insieme a un piccolo gruppo di amici provenienti dall’esperienza delle Sardine, fondò il progetto Station to Station, per impedire che il quarantesimo anniversario della strage passasse sotto silenzio proprio nel momento in cui tante persone non potevano partecipare alla commemorazione.
Da allora il rapporto con la memoria del 2 agosto, con Bologna e con l’Associazione dei familiari non si è mai interrotto.
Un impegno che oggi vive su due strade diverse ma inseparabili: quella artistica, attraverso il teatro civile, la poesia, la scrittura e il racconto, portata avanti insieme da Moreno Zoli e Beatrice Valeriani, e quella politica, attraverso l’impegno di Zoli come componente della Segreteria territoriale del Partito Democratico Forlivese, nel contrasto quotidiano ai neofascismi, al revisionismo, alla propaganda d’odio e a ogni tentativo di riscrivere la storia del nostro Paese.
«Abbiamo scelto di trasformare questa memoria in un dialogo da portare fra le persone, perché ricordare non significa soltanto commuoversi davanti alle fotografie delle vittime. Significa conoscere i fatti, pronunciare con chiarezza le responsabilità e impedire che la storia venga cancellata, confusa o riscritta. Le nostre due voci, diverse ma unite dalla stessa esigenza, cercano di accompagnare il pubblico dentro questa storia, senza retorica e senza scorciatoie, restituendole tutta la sua verità e la sua umanità».
Questa esigenza appare ancora più urgente oggi, in un clima nel quale l’estrema destra torna alla ribalta, riemergono simboli, linguaggi e parole che pensavamo consegnati alla storia e c’è persino chi arriva a evocare o ad augurarsi nuovi “2 agosto”.
Sono parole gravissime, che non possono essere liquidate come semplici provocazioni, soprattutto mentre alcuni esponenti politici continuano a negare, ridimensionare o confondere la matrice neofascista della strage, nonostante le sentenze definitive e il lungo lavoro della magistratura.
Ricordare il 2 agosto significa allora assumersi una responsabilità. Significa opporsi all’odio, al revisionismo e all’indifferenza. Significa difendere la verità conquistata attraverso decenni di processi, indagini e battaglie civili.
Ma significa anche ricordare che quella strage non colpì soltanto Bologna.
Tra le ottantacinque vittime vi erano persone provenienti da diverse parti d’Italia e cittadini di differenti nazionalità europee ed extraeuropee. Donne, uomini, bambini e intere famiglie che si trovavano in stazione per partire, tornare a casa, andare in vacanza o semplicemente attraversare quella città.
Per questo la memoria del 2 agosto possiede un valore nazionale e internazionale. È una ferita italiana, ma anche una tragedia che oltrepassa i confini e parla all’Europa e al mondo intero.
Anche quest’anno saremo in piazza a Bologna, insieme ai familiari delle vittime, alla città e alle migliaia di persone che continueranno a camminare in silenzio fino alla stazione.
Vogliamo ringraziare pubblicamente la Regione Emilia-Romagna, il Comune di Bologna e, prima di ogni altro, l’Associazione tra i familiari delle vittime del 2 agosto 1980, per il lavoro instancabile compiuto in tutti questi anni.
Il nostro ringraziamento va inoltre alle associazioni, alle istituzioni, agli artisti, ai volontari e a tutte le persone che, attraverso le numerose manifestazioni organizzate intorno alla commemorazione, contribuiscono a mantenere vivo questo ricordo a livello locale, nazionale e internazionale.
Non si tratta soltanto di conservare il passato, ma di difendere il presente e costruire un futuro nel quale simili tragedie non possano più ripetersi.
Quest’anno saremo ancora una volta a Bologna non per compiere un rito, ma per rinnovare un impegno politico, civile, umano e artistico.
Un impegno che affidiamo alle nostre parole e alle nostre voci, perché il teatro possa diventare uno spazio nel quale la memoria non venga semplicemente celebrata, ma ascoltata, conosciuta e trasmessa.
Perché la memoria non appartiene soltanto a chi quella mattina era presente.
Appartiene a tutti noi.
La memoria non chiede di essere creduta.Chiede di essere conosciuta.
Moreno Zoli e Beatrice ValerianiNarratori (di)versiIl nostro 2 agosto - Dialogo di teatro civile
Redazione Diogene
giovedì 30 luglio 2026