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Imola, the “Day After”

Imola, the “Day After”

Il braccio alzato di Leclerc a salutare il popolo ferrarista accorso sugli spalti “dell’Enzo e Dino Ferrari” è forse l’immagine più bella e positiva che rimane impressa nei ricordi di un weekend, altrimenti estremamente amaro per gli uomini di Maranello.

Sainz al primo giro. Leclerc al cinquantatreesimo. Due uscite di pista dalle conseguenze diverse ma capaci di generare il medesimo risultato morale, dentro una sconfitta non preventivabile (almeno in questi termini) alla vigilia della gara imolese. Ci ha messo lo zampino il freddo, e una pioggia in grado di determinare un asfalto dalle condizioni piuttosto difficili sia per tecnici che piloti, in ottica Gran Premio.

Dal Santerno esce una Ferrari ridimensionata nella sua fase dominante. Carletto è ancora ampiamente in testa al mondiale piloti, nonostante un terzo posto buttato al vento nell’escursione di pista alla Variante Alta, ma c’è una Red Bull (anche a fronte del secondo zero consecutivo di Sainz) che in classifica costruttori ha recuperato  buona parte di quel disavanzo che la teneva a debita distanza dalla leadership ferrarista.

Nella presunta  “Romagna solatia” pare evidente che le basse temperature e un tempo tutt’altro che primaverile abbiano favorito il team di Milton Keynes nel lavoro di set-up della RB-18. Un po’ quanto successo a parte invertite due settimane fa in Australia, dove il caldo della gara domenicale col senno di poi ha certamente agevolato il lavoro degli uomini di Maranello, rendendo più difficile la vita a Verstappen e compagni.

Nulla che il mondo delle corse non preveda nella sua liturgia da corsa. Anzi. Si ripete un grande classico delle competizioni. Mors tua vita mea. Regale tradizione motoristica di ogni tempo.

Del resto, ora non è proprio il caso di apporre l’ennesima gogna mediatica sul collo di Leclerc. Lucidamente è stato lo stesso Carletto a rendersi conto di quale errore abbia platealmente commesso.

Per continuare a raccontare questa storia non serve un altro carrello dei bolliti, cercando di continuare a nominare il nome di Vettel invano.

Serve altro. Uno step mentale, in cui un pilota capisca di doversi accontentare per ciò che la macchina in quel preciso momento in termini di prestazione in pista possa dargli. L’unico sentiero percorribile, nel cercare di vincere un titolo piloti assente da 15 anni dalla bacheca di Maranello.

Serve pazienza. Ma tanta.

La stessa che gente come Lauda e Prost coi suoi sette titoli ha predicato nell’arco di due decenni, oltre a quel saluto di Charles al proprio popolo.

La cosa più bella a Gran Premio concluso. Nel lunedì di Imola.

Foto Fabio Casadei


Emiliano Tozzi

giovedì 28 aprile 2022

ARGOMENTI:     formula uno imola