Tre domande a Mattia Fiorentini, guida escursionistica e tour leader forlivese.
Oltre la comfort zone: viaggi che trasformano
“La vita inizia fuori dalla tua zona di comfort.” Forse è proprio questa frase che ha ispirato Mattia Fiorentini, guida escursionistica e tour leader di Forlì, che nel 2018 ha dato vita al progetto Scomfort Zone. Da allora accompagna gruppi in trekking esperienziali in Emilia-Romagna, cammini a tappe in Italia e viaggi immersivi con comunità indigene e progetti locali in Colombia, Perù e Madagascar. Il concetto di esperienze “local” ricorre spesso nel suo lavoro: un approccio che promuove un turismo più consapevole, autentico e rispettoso, capace di distinguersi dal turismo tradizionale e sempre più apprezzato negli ultimi anni.
Cosa significa per te essere “LOCAL” quando organizzi viaggi e trekking, e come si traduce nella pratica?
“Mi rendo conto che la parola “Local” sia ormai molto usata, spesso fino a diventare un po’ abusata. Oggi nel mondo delle esperienze tutto sembra Local, così come in altri settori tutto diventa Green… ma cosa significa davvero? Per me fare esperienze Local significa condividere momenti autentici con chi quei luoghi li vive ogni giorno. Non basta mangiare delle orecchiette a Bari per vivere un’esperienza Local: quello è solo turismo. Ma se passo una giornata con una famiglia barese che le produce a mano, allora sto entrando in un sapere profondo, nella storia e nella tradizione di una città. Un esempio che porto sempre con me viene dal Perù: trascorriamo tre giorni in un piccolo villaggio Quechua sulle Ande, lavorando con tessitrici straordinarie. Ripercorriamo insieme l’intero processo: dalla pettinatura della lana di alpaca, alla colorazione con foglie naturali, fino alla tessitura su un piccolo telaio in legno. Noi lo sperimentiamo per pochi giorni, loro lo tramandano da 500 anni. Per me questa è l’essenza del viaggio: la curiosità che ti spinge a superare i tuoi limiti e a metterti in gioco, scoprendo angoli d’Italia e del mondo che offrono esperienze uniche per conoscere il territorio… e se stessi. Ho imparato che è possibile proporre viaggi turistici che rispettino e sostengano le comunità locali, senza alterarne la realtà, creando al tempo stesso un supporto economico etico e consapevole”.
Se potessi dare un consiglio a chi oggi vuole abbandonare la propria zona di comfort senza sapere da dove partire, quale sarebbe?
“Ognuno ha la propria zona di comfort, e non sempre questo è negativo. Ci sono però momenti in cui ci accorgiamo che certi comportamenti non ci rappresentano più, che li seguiamo per abitudine o per inerzia, senza porci più domande. Il mio consiglio è prendersi il tempo: meglio farsi una domanda in più piuttosto che correre alla ricerca di una risposta immediata. Il viaggio e il cammino possono essere grandi alleati in questo processo, perché ci costringono a cambiare ambiente, a confrontarci con nuove situazioni e a riflettere sul nostro bagaglio di esperienze e pensieri al di fuori della routine quotidiana. Il cambiamento è come un sentiero di montagna in salita: richiede sforzo, ma una volta in cima la vista è davvero spettacolare”.
In che modo vuoi che i tuoi progetti futuri continuino a generare quell’effetto a catena di “Buena Onda” tra le persone che incontri?
“La Buena Onda è un modo di dire sudamericano che esprime un’energia positiva, un’empatia che fa scorrere le cose con naturalezza. È quella sensazione che nasce quando ci mettiamo in ascolto degli altri e dei luoghi che attraversiamo. Anche in Italia possiamo viverla, soprattutto tornando a esperienze semplici, autentiche e vicine alla vita quotidiana delle persone che incontriamo. Il futuro di Scomfort Zone lo immagino continuando a proporre esperienze in Emilia-Romagna e in altre zone d’Italia che raccontino territori, tradizioni e comunità locali, con qualche incursione internazionale per ricordarci che siamo cittadini di un mondo senza confini. I viaggi all’estero restano fondamentali: scegliamo solo Paesi dove la nostra presenza è accolta positivamente dalle comunità locali e dove il viaggio diventa connessione e scambio autentico, un’opportunità per conoscere, condividere e rispettare culture diverse. Così si genera la Buena Onda… e quando succede, si percepisce davvero! Come tour leader cerco di far capire che il tempo che ci concediamo è prezioso. Spesso andiamo in luoghi lontani dal turismo di massa, dove le persone sono semplicemente se stesse, e anche noi possiamo esserlo. Io e i miei collaboratori conosciamo personalmente i luoghi e le realtà locali che visitiamo, creando relazioni sincere. Quando un luogo ci risuona, è molto probabile che chi viaggia con noi vivrà un’esperienza significativa. Fare turismo consapevole significa scegliere destinazioni, strutture e operatori locali che lascino un impatto positivo sul territorio, evitando l’overtourism e promuovendo esperienze autentiche, rispettose e sostenibili. Così ogni viaggio diventa un’occasione per diffondere davvero la Buena Onda, lasciando un segno positivo sia nelle persone che nei luoghi che visitiamo”. Per conoscere il progetto e seguire le esperienze, visita www.scomfortzone.com o cerca Scomfort Zone su Instagram e Facebook.
Emanuele Bandini
giovedì 19 febbraio 2026