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Tre domande a Franco Masotti, direttore artistico di Romagna in Fiore.

Romagna in Fiore: la nascita dopo l’alluvione

Tre domande a Franco Masotti, direttore artistico di Romagna in Fiore.

Romagna in Fiore nasce nel 2024 come una sorta di ‘spin off’ di Ravenna Festival pensando ai territori più duramente colpiti dalla terribile alluvione dell’anno precedente”, racconta il direttore artistico Franco Masotti. “Sinceramente non ci aspettavamo che venisse accolta in modo così entusiasta, con una partecipazione al di là di ogni nostra previsione. Romagna in Fiore è così diventata, nel giro di pochissimo tempo, uno dei segmenti di programmazione del festival più amati e attesi dal pubblico, anche per via della sua filosofia ‘green’, all’insegna della sostenibilità ambientale ma anche economica: il costo dei biglietti è pressoché simbolico e dunque alla portata di tutti, in un periodo in cui il costo dei concerti, siano pop, rock o classici, è salito alle stelle, rendendo spesso difficile l’accesso alla cultura dal vivo. Tutti i luoghi di spettacolo sono spazi all’aperto, immersi nella natura e raggiungibili solo a piedi o in bicicletta; non ci sono palcoscenici ingombranti né luci artificiali, perché i concerti si svolgono nel pomeriggio, in dialogo con luce e paesaggio. Anche gli artisti sono scelti tra quelli che condividono questa sensibilità ‘green’, mentre protagoniste sono anche le comunità locali con il loro patrimonio di natura, tradizioni ed enogastronomia. E non ultimo il pubblico, che si mette in cammino fin dal mattino per vivere un’esperienza che non è solo spettacolo dal vivo, ma anche socializzazione, lentezza e scoperta del territorio. Io vivo in una delle nostre splendide vallate appenniniche e sono da sempre un appassionato frequentatore dei sentieri: non posso che identificarmi in questa formula che sempre più incontra, anche a livello nazionale – penso a rassegne come I Suoni delle Dolomiti o RisorgiMarche – il gusto e le esigenze di un pubblico sempre più vasto.” 

Quali sono i principali eventi in programma nelle prossime settimane di Romagna in fiore? 

 

"Dopo i concerti di Bandabardò, del Canzoniere Grecanico Salentino, di Motta e Enzo Avitabile ora ci attendono tre grandi nomi della musica italiana: Eugenio Finardi, Irene Grandi e Niccolò Fabi, e, a concludere la rassegna, un musicista emergente brasiliano già designato come l’erede di Caetano Veloso: Ze Ibarra, con un gruppo di magnifici musicisti direttamente da Rio de Janeiro. Finardi è un artista che stimo molto e la cui lunga carriera non ha mai conosciuto cedimenti o derive discutibili ed è il più rockettaro della sua generazione, mentre Fabi è sicuramente uno dei migliori cantautori della sua generazione: un vero e proprio pilastro – assieme a Daniele Silvestri (già ospite della prima edizione di Romagna in Fiore) e a Max Gazzé – del rinnovamento della scuola romana negli anni ’90".

 

Cosa rappresenta Irene Grandi a Forlì in un contesto ‘green’ come il Parco Urbano?

 

"Quello di Forlì è un luogo molto importante e anche molto impegnativo, data la sua dimensione e il concerto dello scorso anno che ha visto oltre cinquemila persone assistere entusiaste al magnifico concerto della PFM rappresenta una gran bella sfida. Irene Grandi ha, secondo me, tutte le carte in regola per bissare quel. Successo. È un’artista di grande carisma la cui carriera trentennale è tutta percorsa da un fuoco che non accenna a spegnersi e che l’ha portata a sperimentarsi in quasi ogni stile, senza mai assecondare le scelte più comode, come solo pochi sanno dimostrare, ma senza togliersi lo sfizio di lavorare con grandi autori come Vasco Rossi, Bianconi dei Baustelle, Jovanotti o con il suo concittadino Stefano Bollani. Insomma, Irene Grandi ha sempre scelto di essere ciò che voleva essere, mettendo avanti a tutto l’arte, l’ispirazione e la passione. Oltre che il rispetto vero per il pubblico, che ricompensa con concerti sempre intensi e pieni d’energia. E quel polmone verde che è il grande Parco Urbano di Forlì non potrà che fornire tanto ossigeno affinché il fuoco di Irene Grandi possa divampare e riscaldare un pubblico che ci attendiamo molto numeroso".

 

Quali sono gli appuntamenti che meglio rappresentano l’anima della rassegna e perché sono stati scelti proprio quei luoghi e artisti?

"Mi verrebbe da rispondere ‘Tutti’, perché riponiamo sempre molta cura e attenzione nell’abbinare artista e luogo, e l’atmosfera che si respira in un determinato ambiente, mai anonimo come potrebbe essere un campo sportivo o una anonima tensostruttura, l’energia che ne scaturisce, influiscono enormemente su come la musica scaturisce dal palco e si trasmette al pubblico, e quindi ci aspettiamo che si vengano a determinare situazioni molto interessanti, belle alchimie con tante 'buone vibrazioni’, come si diceva una volta. Mi piace però dare rilievo agli eventi che parrebbero ‘minori’ ma che invece si sono rivelati o si riveleranno come più preziosi perché meno prevedibili, come il concerto di Davide Ambrogio, un vero e proprio ‘rito’ che coinvolge il pubblico in una dimensione profonda e quasi ipnotica, oppure il neo-tropicalismo di Ze Ibarra che approda a Bertinoro, la cittadina simbolo dell’ospitalità, dal lontano Brasile, con tutti i suoi colori e la sua inesplicabile saudade".

 


Emanuele Bandini

venerdì 8 maggio 2026