Tre domande a Claudia Biscaglia, Amministratore Delegato Cat Ascom Confcommercio Forlì
Una vita in Ascom: il riconoscimento di Maestro del Lavoro
Con oltre trentacinque anni di attività in Ascom Confcommercio Forlì, Claudia Biscaglia è una figura di riferimento nel mondo associativo del territorio, protagonista di un lungo percorso professionale svolto con continuità e dedizione. Il recente conferimento del titolo di Maestro del Lavoro, ricevuto lo scorso 1° maggio, premia un impegno costruito nel tempo a diretto contatto con le imprese e con il tessuto economico locale. In questa intervista ripercorriamo le tappe più significative della sua carriera, e l’evoluzione dell’associazione in oltre tre decenni di cambiamenti profondi. Dalle trasformazioni del sistema economico e normativo alle crisi più recenti, fino alle sfide quotidiane del lavoro associativo, emerge il ritratto di un’esperienza intensa, sempre radicata nel rapporto con le persone e nel servizio al territorio.
Il 1° maggio scorso hai ricevuto il prestigioso riconoscimento di Maestro del Lavoro: che significato ha avuto per te questo premio dopo oltre trentacinque anni di attività all’interno di Ascom Confcommercio Forlì?
Ricevere il riconoscimento di Maestro del Lavoro lo scorso 1° maggio è stato per me un momento di grande emozione e profonda gratificazione personale. Dopo oltre trentacinque anni di attività in Cat Ascom Confcommercio Forlì, considero questo premio non solo un traguardo professionale, ma soprattutto il riconoscimento di un percorso costruito giorno dopo giorno con impegno, responsabilità e passione, sia verso il lavoro sia verso le persone con cui ho avuto la fortuna di collaborare. È un’onorificenza che sento di dover condividere con tutti i colleghi e collaboratori che hanno fatto parte di questo cammino: nessun risultato importante si raggiunge da soli. In tutti questi anni ho cercato di svolgere il mio ruolo con serietà, disponibilità e dedizione, valori che ritengo fondamentali, soprattutto in un contesto associativo vicino alle imprese e al territorio. Questo riconoscimento rappresenta anche uno stimolo a guardare avanti con lo stesso entusiasmo di sempre, continuando a mettere esperienza, competenze e passione a disposizione degli altri.
Dal 1° gennaio 1989 ad oggi ha vissuto in prima persona l’evoluzione di Ascom Confcommercio Forlì: come è cambiata l’associazione in questi anni e quali sono stati, secondo lei, i momenti più importanti di questa crescita?
Se la guardo dal punto di vista personale, avendo seguito da vicino il percorso di Cat Ascom-Confcommercio Forlì dal 1989 a oggi, ho la sensazione di aver visto un organismo vivo cambiare pelle più volte, senza mai perdere la propria funzione di riferimento per le imprese e la propria identità. All’inizio l’associazione aveva un’impronta molto più “umana”, nel senso tradizionale del termine: ci si conosceva quasi tutti, il rapporto con gli associati era diretto, spesso quotidiano, e il lavoro era fortemente centrato sulla rappresentanza e sulle questioni concrete del commercio locale. Era un mondo meno complesso, ma molto più relazionale. Con il passare degli anni il cambiamento è stato progressivo ma profondo: le norme si sono fatte più articolate, i bisogni delle imprese sempre più diversificati e l’associazione ha dovuto evolvere, passando da semplice voce del settore a vera e propria struttura di servizio. È qui che ho percepito la trasformazione più evidente, da realtà di prossimità a organizzazione più strutturata e professionale. Ci sono stati momenti che hanno segnato questo percorso: l’ingresso nell’euro, che ha richiesto un importante lavoro di accompagnamento alle imprese; la crisi del 2008, quando è diventato chiaro che il ruolo dell’associazione non era solo rappresentare, ma anche sostenere concretamente chi rischiava di non farcela; e più recentemente la pandemia, forse la fase in cui il rapporto con gli associati si è fatto ancora più intenso e quotidiano, in un contesto di continua emergenza. Oggi l’associazione appare più complessa, ma anche più completa: meno soltanto rappresentanza e più punto di riferimento a tutto tondo. E se c’è un elemento che non è mai cambiato, è il filo diretto con le imprese, che resta la sua vera identità.
Una carriera così lunga e intensa richiede anche grandi capacità organizzative: come è riuscita, nel corso degli anni, a conciliare gli impegni lavorativi con la vita familiare?
Non esiste una formula magica. Ho sempre creduto che, con determinazione e impegno, si possa riuscire a fare tutto ciò che è davvero importante. L’equilibrio non è mai perfetto, ma nel mio caso ho avuto la possibilità di conciliare lavoro e vita personale, anche grazie al sostegno della famiglia, che per me è stato fondamentale. Un ruolo decisivo lo hanno avuto anche i collaboratori, che mi hanno permesso di affrontare responsabilità e ritmi spesso intensi. Fondamentale è stata poi l’organizzazione: pianificare con attenzione e saper delegare alle persone più fidate mi ha consentito di gestire al meglio il mio percorso professionale. In realtà non ho mai inseguito una carriera in senso stretto: ho sempre cercato di fare bene ciò che facevo, con senso di responsabilità e un po’ di orgoglio personale.
Emanuele Bandini
venerdì 22 maggio 2026