Barocco. Il gran teatro delle idee
La XXI Grande Mostra del San Domenico
C’è sempre un momento preciso, ogni anno, in cui Forlì riallinea il proprio respiro a quello delle grandi città d’arte. Non accade per caso, né per inerzia. Accade quando si aprono le porte del San Domenico e la città torna a riconoscersi dentro una narrazione più ampia, che tiene insieme storia, bellezza, identità.
La nuova stagione espositiva si accende con un titolo che è già, di per sé, una dichiarazione di intenti: “Barocco. Il gran teatro delle idee”, XXI capitolo delle Grandi Mostre promosse dalla Fondazione Cassa dei Risparmi, in collaborazione con il Comune di Forlì.
Sarà visitabile dal 21 febbraio al 28 giugno 2026 negli spazi del Musei San Domenico, che negli anni hanno dimostrato una vocazione quasi naturale a ospitare progetti di forte impatto culturale, artistico, ma anche emotivo. Perché qui le mostre non sono mai semplici sequenze di opere: sono racconti costruiti per immersione, attraversamenti visivi, esperienze.
Il Barocco, più di altri linguaggi, si presta a questo tipo di racconto. Non è soltanto uno stile artistico. È una mutazione dello sguardo. Nasce nel cuore del Seicento europeo, dentro le tensioni della Controriforma, ma ben presto supera la funzione religiosa per diventare grammatica universale della rappresentazione. La realtà non viene più misurata: viene messa in scena. La luce taglia le tele come un sipario improvviso. I corpi si torcono, escono dalla superficie, cercano lo spettatore. Le architetture smettono di contenere e iniziano a recitare.
È il secolo della persuasione visiva, della teatralità del potere, dell’estasi come linguaggio politico oltre che spirituale.
Il percorso della mostra “Barocco. Il gran teatro delle idee” riunisce oltre duecento opere provenienti da importanti musei e collezioni internazionali, costruendo un atlante europeo del Barocco che attraversa Roma, Anversa, Madrid, Parigi. Nomi che appartengono all’immaginario collettivo — da Gian Lorenzo Bernini a Pietro da Cortona, da Artemisia Gentileschi a Guido Reni, fino a Peter Paul Rubens e Anton van Dyck — ricompongono una stagione in cui l’arte smette di essere contemplazione e diventa regia dello stupore.
Tra le opere già annunciate affiorano presenze simboliche come il San Sebastiano liberato dagli angeli di Rubens o l’Anima dannata di Bernini, scultura che sembra trattenere nel marmo un grido eterno. Sono lavori che non chiedono solo di essere osservati, ma di essere attraversati emotivamente.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è però l’apertura verso la modernità. Il Barocco non viene chiuso in una teca cronologica: viene messo in dialogo con artisti molto più vicini a noi, da Giorgio de Chirico a Lucio Fontana, fino alle deformazioni esistenziali di Francis Bacon. Come a dire che quella tensione, quella teatralità, quella vertigine dello sguardo non si sono mai davvero spente, ma continuano a riaffiorare nei linguaggi contemporanei.
È un ponte silenzioso tra secoli lontani, ma uniti dallo stesso bisogno di rappresentare l’inquietudine umana.
Le Grandi Mostre forlivesi hanno costruito negli anni una riconoscibilità precisa proprio su questa capacità di tenere insieme rigore e racconto. Non semplici eventi espositivi, ma dispositivi urbani capaci di attivare turismo culturale, economia, didattica, relazioni. Quando il San Domenico apre, la città cambia passo: si riempiono le vie, si allungano i pomeriggi, si moltiplicano gli sguardi. Il Barocco, con la sua vocazione alla meraviglia, sembra fatto apposta per riaccendere questo meccanismo.
In un tempo dominato da immagini veloci, retroilluminate, consumate nello spazio di uno scorrimento di pollice, tornare davanti alla materia viva della pittura e della scultura significa ristabilire una distanza necessaria tra noi e lo sguardo. Significa restituire peso al tempo dell’osservazione, riabituarsi alla lentezza dell’esperienza, alla fisicità della bellezza che non si lascia comprimere in uno schermo ma chiede presenza, silenzio, durata.
Davanti a un volto barocco, a una piega di marmo, a un cielo spalancato di luce, non si passa oltre: ci si ferma. E in quella sospensione accade qualcosa che appartiene più alla percezione che alla conoscenza. È il momento in cui l’arte smette di essere immagine e torna a essere incontro.
Il Barocco, con la sua regia emotiva, con la sua capacità di costruire stupore e vertigine, ci ricorda che vedere non è un atto neutro ma un’esperienza che coinvolge il corpo, la memoria, perfino il respiro.
Dal 21 febbraio, quel sipario tornerà ad aprirsi. E non si aprirà soltanto su una mostra, ma su una macchina narrativa capace di avvolgere chi entra, di rallentarlo, di portarlo altrove.
Forlì, ancora una volta, entrerà nel suo grande teatro. E, per qualche mese, sarà la meraviglia a dettare il ritmo dei nostri passi.
Non è un dettaglio, né una coincidenza, se proprio anche grazie a progetti espositivi di questa portata — capaci di tenere insieme qualità scientifica, partecipazione pubblica e attrattività nazionale — la città è oggi, a pieno titolo, tra le dieci finaliste per il riconoscimento di Capitale Italiana della Cultura 2028.
Segno che la bellezza, quando è costruita con visione e continuità, smette di essere evento isolato e diventa traiettoria.
Informazioni e contatti
Mostra: Barocco. Il gran teatro delle idee
Sede: Musei San Domenico – Piazza Guido da Montefeltro, Forlì
Periodo: 21 febbraio – 28 giugno 2026
Orari di apertura
Lunedì – Venerdì: 9.30 – 19.00
Sabato, Domenica e festivi: 9.30 – 20.00
Biglietteria (indicazioni generali)
Intero €14 – Ridotto €12 – Bambini €5
Informazioni e prenotazioni
Sito ufficiale Mostre Musei San Domenico
Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì
Servizio prenotazioni e visite guidate dedicato (call center e piattaforma online attivi sui canali ufficiali)
Per aggiornamenti su eventi collaterali, laboratori, visite tematiche e aperture straordinarie è consigliata la consultazione dei portali istituzionali della Fondazione e del Comune di Forlì.
Marco Viroli
giovedì 19 febbraio 2026