Ca’ del Liscio in vendita, si riapre la partita
Sangiorgi propone un’alleanza tra pubblico e privati per salvare uno dei simboli della Romagna
La notizia è di quelle che fanno rumore anche tra chi non ha mai messo piede in pista: la Ca’ del Liscio è finita all’asta. Non solo una sala da ballo, ma un pezzo di identità collettiva che oggi rischia di restare senza futuro. E proprio per questo il dibattito si è riacceso, tra nostalgia, visione e voglia di rilancio.
A rimettere il tema al centro è Giordano Sangiorgi, fondatore del Meeting delle Etichette Indipendenti, che torna a proporre un’idea già avanzata in passato: mettere insieme istituzioni, imprenditori, fondazioni, artisti e cittadini in una grande alleanza capace di acquistare e rilanciare lo storico edificio. Non solo un salvataggio, ma un progetto condiviso, con una formula che richiami la tradizione cooperativa romagnola e magari anche un azionariato popolare aperto alla comunità.
L’idea è ambiziosa: trasformare lo spazio in un centro culturale moderno senza snaturarne l’anima. Una sala da ballo rinnovata, capace di parlare anche ai più giovani; spazi per concerti e ristorazione; ma anche un polo dedicato al liscio con museo, archivio, scuola di alta formazione e attività espositive. Un luogo che tenga insieme memoria e innovazione, tradizione e contemporaneità.
A evocare il peso simbolico della struttura è anche Mirko Casadei, figlio di Raoul Casadei, che negli anni Settanta volle e costruì quella che sarebbe diventata una vera “cattedrale” del ballo popolare. Inaugurata nel 1977, poteva accogliere migliaia di persone in un grande spazio privo di colonne, pensato per lasciare libertà ai ballerini. Un investimento totale, nato nel pieno del successo di brani diventati inni generazionali.
Nel tempo la gestione è cambiata più volte e il nome si è trasformato, ma il valore simbolico è rimasto. Su quel palco sono passati artisti di primo piano, da Ray Charles a Gloria Gaynor, da Vasco Rossi a Renato Zero, fino a Claudio Baglioni. Un crocevia musicale che andava ben oltre i confini regionali.
Secondo Mirko Casadei, quel progetto si è fermato prima di compiersi del tutto. Nelle intenzioni originarie, avrebbe dovuto diventare un grande centro internazionale del liscio, con servizi e strutture capaci di attrarre pubblico tutto l’anno. Un sogno rimasto a metà, ma non impossibile da riprendere, magari coinvolgendo anche la Regione Emilia-Romagna in un disegno più ampio.
Oggi la Ca’ del Liscio è a un bivio: restare un ricordo o diventare il punto di partenza per un nuovo modello culturale. Tra aste e appelli, la vera sfida sarà capire se la Romagna vorrà – e saprà – fare squadra per non perdere uno dei suoi simboli più riconoscibili.
Emanuele Bandini
giovedì 19 febbraio 2026