Terme della Fratta, si volta pagina!
Dall’asta alla rinascita: un imprenditore cesenate scommette sul rilancio di un simbolo ferito ma vivo
C’è un luogo, nel cuore della Romagna, che dopo anni difficili sta provando a rimettersi in piedi con il sorriso di chi non si arrende. Parliamo delle Terme della Fratta, finite in pausa forzata tra alluvioni, pratiche da rifare e silenzi lunghi. Ma adesso l’aria è cambiata: ruspe, idee e soprattutto una forte voglia di ripartire stanno riscrivendo la storia.
Il progetto è ambizioso ma con i piedi ben piantati a terra: prima a riaprire potrebbero essere hotel e ristorante, con l’obiettivo di accogliere i primi ospiti già verso la fine della primavera. Per la parte termale vera e propria, invece, servirà più pazienza: qui il ritorno è previsto più avanti, con un traguardo che guarda all’autunno.
Dietro questa nuova corsa contro il tempo c’è un imprenditore cesenate Andrea Pedrini, che insieme alla famiglia ha deciso di puntare forte sul rilancio del complesso acquistato all’asta per 830mila euro. Una scelta non solo economica, ma anche affettiva: l’idea è quella di riportare in vita un pezzo di territorio che molti sentono “di casa”.
Dentro il complesso si lavora già senza sosta. Gli operai sono concentrati sugli impianti, vero cuore nascosto della struttura, duramente colpiti dagli eventi alluvionali. La buona notizia? Gli interni principali hanno resistito meglio del previsto. La parte complicata, invece, si trova sottoterra: centrali tecniche e sistemi idrici sono il vero banco di prova della rinascita.
Nel frattempo, la burocrazia fa la sua parte: alcune autorizzazioni vanno rinnovate e si è ancora in attesa di alcuni via libera fondamentali. Ma la rotta è tracciata.
La zona benessere richiederà un intervento profondo: vasche e impianti saranno rifatti da zero, con l’obiettivo di offrire una struttura completamente rinnovata e pronta a nuova vita entro l’autunno.
E poi c’è il parco, che sembra quasi voler tornare protagonista da solo: tra alberi caduti per il maltempo e progetti già in cantiere, si immagina uno spazio aperto a eventi, passeggiate, attività all’aria aperta e persino cerimonie. Insomma, non solo verde da guardare, ma un luogo da vivere.
A rendere tutto ancora più interessante è il clima attorno al progetto: ex dipendenti, cittadini, istituzioni locali. Tutti sembrano avere un pensiero comune—vedere il complesso tornare a funzionare come un tempo. E molti di quelli che ci hanno lavorato in passato potrebbero addirittura rientrare in servizio.
In fondo, questa non è solo una riapertura: è una storia di ritorno, di fiducia e di testardaggine positiva. Quella tipica di chi, davanti a un posto che ha perso luce, non si rassegna… ma riaccende le lampadine una ad una.
Emanuele Bandini
martedì 7 aprile 2026