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Emilia-Romagna, il mosaico dell’immigrazione: numeri record tra lavoro, scuola e impresa

La Regione guida Italia per incidenza di cittadini stranieri e ruolo economico, ma restano sfide su lavoro, integrazione e futuro demografico

Emilia-Romagna, il mosaico dell’immigrazione: numeri record tra lavoro, scuola e impresa

L’Emilia-Romagna si conferma una delle regioni più dinamiche d’Italia sul fronte dell’immigrazione, e in diversi indicatori è addirittura in testa al Paese.

 

Secondo i dati presentati in commissione Sanità e welfare a Emilia-Romagna, presieduta da Giancarlo Muzzarelli, la regione registra la più alta percentuale di cittadini stranieri residenti: il 12,9%, contro una media nazionale del 9,2%. Un primato che si riflette anche tra i banchi di scuola, dove gli studenti con cittadinanza non italiana arrivano al 18,9%, e nel mondo dell’impresa, con il 14,3% delle aziende regionali guidate da imprenditori stranieri.

Un dato che colpisce ancora di più è quello economico: nel 2024 gli occupati stranieri hanno contribuito per il 12,2% al valore aggiunto regionale, pari a circa 21,5 miliardi di euro. Una fetta significativa della ricchezza prodotta in regione, in crescita rispetto agli anni precedenti.

Dietro i numeri, però, c’è un fenomeno in trasformazione. L’immigrazione in Emilia-Romagna tende a stabilizzarsi, in parte perché molti cittadini stranieri acquisiscono la cittadinanza italiana e quindi escono dalle statistiche sui permessi di soggiorno. Cambia anche la struttura demografica: gli immigrati sono mediamente più giovani degli italiani (37,1 anni contro 48,6), ma nel tempo anche questa popolazione sta invecchiando. Tra il 2008 e il 2025, infatti, la quota di under 35 stranieri scende dal 59,6% al 45,4%, mentre cresce sensibilmente quella degli over 50.

Un altro elemento interessante riguarda le seconde generazioni: oltre due terzi dei minori stranieri residenti in regione è nato in Italia, segno di una presenza sempre più radicata e meno “temporanea” rispetto al passato.

Sul fronte scuola, i dati mostrano un progressivo avvicinamento tra studenti italiani e stranieri. Il tasso di promozione nelle scuole secondarie di primo e secondo grado è in crescita per gli studenti non italiani (96,34%), mentre resta leggermente più alto quello degli italiani. Migliorano anche gli indicatori di successo scolastico nelle scuole primarie e secondarie, con una riduzione significativa del ritardo negli studi negli ultimi dieci anni.

Anche la sanità racconta un quadro simile. L’accesso ai servizi è in aumento, con una forte adesione ai programmi vaccinali (94% tra i figli di cittadini stranieri) e un utilizzo crescente di consultori e servizi territoriali. I ricoveri ospedalieri degli stranieri rappresentano l’8,5% del totale, mentre cresce anche il coinvolgimento nei percorsi di cura e assistenza psicologica e sociale.

Sul fronte del lavoro emergono però alcune criticità: la corrispondenza tra competenze e occupazioni resta più bassa rispetto agli italiani e il divario di occupazione femminile è ancora marcato, con un -17% rispetto alle donne italiane. Allo stesso tempo, aumenta il numero di lavoratori stranieri che denunciano situazioni di sfruttamento e accedono ai percorsi di tutela promossi dalle istituzioni regionali.

Cresce anche il ruolo nell’imprenditoria, con sempre più cittadini stranieri titolari o soci di aziende. Un segnale che si inserisce in un quadro economico complessivo in cui l’immigrazione non è solo presenza sociale, ma anche componente strutturale del sistema produttivo regionale.

Il confronto politico in commissione ha evidenziato letture diverse. Per le forze di maggioranza, tra cui Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Civici e Movimento 5 Stelle, i dati dimostrano che le politiche di integrazione stanno funzionando e contribuiscono alla crescita economica e alla coesione sociale.

Di segno opposto le valutazioni di Fratelli d’Italia, Lega e Rete civica, che hanno richiamato l’attenzione su sicurezza e controlli, soprattutto nel mondo delle imprese. Forza Italia, invece, ha invitato a guardare al medio-lungo periodo, sottolineando come la regione si stia avviando verso un cambiamento demografico profondo, con una popolazione sempre più anziana e una presenza crescente di famiglie di origine straniera, chiamate a integrarsi sempre più stabilmente nel tessuto sociale.

Un quadro complesso, in cui numeri e dinamiche sociali raccontano una regione che è già dentro una trasformazione strutturale: non solo nei dati, ma nel modo stesso in cui si immagina il proprio futuro.


Emanuele Bandini

mercoledì 20 maggio 2026

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