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Bambini che non si annoiano mai.

Perché abbiamo così paura del vuoto?

Bambini che non si annoiano mai.

Ci sono bambini che escono da scuola e iniziano immediatamente una seconda giornata di lavoro: calcio, inglese, musica, nuoto, compiti, laboratori, attività educative.

Le loro settimane sono organizzate con una precisione quasi adulta. E quando finalmente si crea uno spazio vuoto, arriva subito una frase che molti genitori conoscono bene: “Mi annoio.”

Oggi la noia sembra essere diventata qualcosa da evitare a tutti i costi.Appena compare, ci attiviamo immediatamente: proponiamo un’attività, accendiamo uno schermo, organizziamo qualcosa, riempiamo quel silenzio. Come se il vuoto fosse pericoloso.

 

Eppure, dal punto di vista psicologico, la noia non è un nemico dello sviluppo. Anzi

Un bambino che ogni minuto viene stimolato dall’esterno rischia di non sviluppare una competenza fondamentale: la capacità di stare con se stesso. La noia è spesso il momento in cui il bambino inizia a creare, immaginare, inventare. È nello spazio non organizzato che compaiono il gioco spontaneo, la fantasia, la curiosità autentica.Molti adulti di oggi ricordano pomeriggi lunghi, apparentemente vuoti, che lentamente si trasformavano in costruzioni improbabili, giochi inventati, storie immaginate. Non c’era sempre qualcuno a intrattenere. E proprio per questo il bambino imparava a cercare dentro di sé le proprie risorse.

Naturalmente non si tratta di demonizzare le attività extrascolastiche, che possono essere occasioni preziose di crescita, socializzazione e scoperta. Il punto è un altro: quando ogni spazio viene riempito, il bambino rischia di non sperimentare più il tempo libero come spazio mentale. Dietro questa corsa continua spesso non ci sono solo i bisogni dei figli, ma anche le paure degli adulti.

La paura che il bambino resti indietro. La paura che si senta triste. La paura del silenzio.

Oppure il timore, molto contemporaneo, che un “buon genitore” debba essere sempre presente, stimolante, creativo. Ma crescere non significa essere costantemente intrattenuti.

Un bambino ha bisogno anche di tempi lenti, di attese, di momenti inconcludenti. Ha bisogno di sperimentare piccole frustrazioni senza che qualcuno intervenga subito a cancellarle. Perché è proprio lì che si costruiscono tolleranza, autonomia emotiva e capacità di iniziativa.

La noia, infatti, è spesso una soglia. All’inizio è fastidio. Poi diventa ricerca. Infine può trasformarsi in creatività.

Anche sul piano emotivo, imparare ad attraversare momenti vuoti è importante. Un bambino che cresce senza mai sperimentare pause rischia di sviluppare una forte dipendenza dalla stimolazione continua: qualcosa deve sempre accadere, qualcuno deve sempre intrattenere, distrarre, riempire.

E forse questa difficoltà riguarda anche molti adulti.

Viviamo in un tempo in cui il silenzio mette a disagio. Aspettiamo pochi secondi e prendiamo il telefono. Riempire è diventato automatico. Restare nel vuoto, invece, richiede una capacità emotiva sempre più rara.

Forse dovremmo iniziare a guardare la noia in modo diverso. Non come un fallimento educativo, ma come uno spazio fertile. Uno spazio in cui il bambino, lentamente, incontra qualcosa di molto importante: la propria interiorità. E forse un figlio che ogni tanto si annoia non è un figlio trascurato.

È semplicemente un bambino a cui stiamo lasciando la possibilità di diventare autore del proprio mondo interiore.

Dott.ssa Giorgia Reggiani- Psicologa Clinica Iscritta Albo Psicologi Emilia Romagna. Specializzata in Mediazione Famigliare e di coppia. Tel. 346/8543703


Giorgia Reggiani

venerdì 22 maggio 2026