Visita alla Basilica di Sant'Andrea (La Badia) di Dovadola
Sabato 30 maggio 2026, alle ore 16.00, Marco Vallicelli condurrà una visita guidata all'Abbazia di Sant'Andrea (La Badia), via Benedetta Bianchi Porro, Dovadola. Si tratta dell'ultimo appuntamento dell'ottava edizione di "A spasso per la Romagna: pievi e antiche chiese", che sta riscuotendo molto successo. L'appuntamento è organizzato dall'Associazione Antica Pieve, presieduta da Claudio Guidi, in collaborazione con il Lions Club Forlì Host e il Lions Valle del Bidente nell'ambito del Service nazionale "Custodi del tempo". Ai partecipanti sarà consegnata in omaggio la pubblicazione "Antiche pievi" (ottava parte) a cura di Marco Vallicelli, Marco Viroli e Gabriele Zelli, con le foto di Tiziana Catani e Dervis Castellucci. Ingresso libero.
l’Abbazia di Sant'Andrea (La Badia), che è situata alle porte del paese di Dovadola ed è circondata da un parco ricco di piante secolari, risale all’XI secolo e fu costruita in un punto in cui anticamente sorgeva un altro edificio di culto fondato da monaci cluniacensi. La prima notizia è contenuta in una pergamena del 13 marzo 1005, con cui l’abate del monastero di Sant’Andrea in Ravenna concesse in enfiteusi, oltre ai vari terreni, la chiesa di Dovadola anch’essa dedicata a Sant’Andrea con le sue pertinenze di terre, vigne edifici e con la mansione costruita accanto ad essa. La seconda notizia risale al 1117 quando il conte Guido e la moglie rinunciarono a favore dell’Abbazia di San Benedetto in Alpe, ai diritti spettanti sui beni del Monastero di Sant’Andrea.
Nel 1506 papa Giulio II (1443-1513) soppresse l’abbazia per la mancanza di monaci e per tutto il XVI secolo essa con i suoi beni venne assegnata in commenda a esponenti della chiesa o ad alti nobili. Nel 1611 papa Paolo V Borghese (1550-1621) utilizzò parte dei beni dell’Abbazia per la costruzione della Cappella Paolina nella Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma e concesse alla propria famiglia il giuspatronato sulla chiesa. Nel 1690 papa Alessandro VIII Ottoboni (1610-1691) assegnò i beni residui dell’abbazia in enfiteusi perpetua alla famiglia Tassinari di Dovadola. Nel 1850 unitamente alle chiese e ai territori della Romagna fiorentina, l’abbazia entrò a far parte della diocesi di Modigliana fino agli anni ’80 del secolo scorso quando, con la riorganizzazione delle circoscrizioni diocesane, Dovadola e gli altri comuni della collina e montagna forlivese furono aggregati alla diocesi di Forlì-Bertinoro.
La struttura esterna della Badia si presenza con una facciata in stile romanico. Internamente, invece, l’abside con le sue finestrelle cieche e leggermente strombate, un capitello di rude fattura e un lacerto – forse un braccio di croce – raffigurante un agnello sono le testimonianze superstiti di questa sua antica origine confermata dal possente e squadrato campanile con le aperture della vecchia cella campanaria (attualmente murata) in conci in pietra lavorata.
L’abbazia è a tre navate con presbiterio rialzato e sormontato da una cupola irregolare, conserva un piacevole aspetto tardo cinquecentesco di matrice fiorentina ed è il risultato di varie modifiche e interventi di restauro succedutisi nei secoli a causa dei danni provocati dagli incendi e dai terremoti, fra i quali particolarmente devastante fu quello del 1781.
Gabriele Zelli
giovedì 28 maggio 2026