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Il polpo contro il granchio blu

Dall’Adriatico nasce “Octo-Blu”, il progetto che punta a riequilibrare il mare

Il polpo contro il granchio blu

Dai laboratori di Cesenatico al mare aperto: giovani polpi “alleati” contro la specie invasiva. Si studiano rilasci e adattamento nei fondali dell’Emilia-Romagna

C’è un’idea che, fino a poco tempo fa, sembrava quasi da documentario naturalistico, e che oggi invece entra nella sua fase operativa: usare il polpo per contrastare la diffusione del granchio blu lungo le coste adriatiche.

Il progetto si chiama Octo-Blu e nasce all’interno delle attività dell’Università di Bologna, con base operativa nel centro di ricerca di Cesenatico. Dopo una prima fase condotta in laboratorio, i ricercatori sono pronti a portare la sperimentazione direttamente in mare.

L’obiettivo è ambizioso ma concreto: verificare se i giovani polpi possano adattarsi ai fondali dell’Adriatico settentrionale e contribuire, in modo naturale, al contenimento di una specie invasiva che negli ultimi anni ha creato seri problemi alla molluschicoltura locale.

Dietro il progetto c’è il lavoro del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Bologna e del Centro di produzioni ittiche di Cesenatico, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso i fondi europei Feampa.

La genesi dell’idea arriva proprio dall’osservazione del comportamento alimentare del polpo. Nei test di laboratorio, infatti, i ricercatori hanno notato una forte preferenza per il granchio blu rispetto ad altre fonti di cibo. Una scelta quasi “automatica”, che ha acceso l’interesse scientifico.

Secondo gli studi coordinati dal professor Oliviero Mordenti, il polpo non solo si dimostra un predatore efficace, ma ha anche un metabolismo particolarmente attivo: consuma ogni giorno circa il 10% del proprio peso corporeo, un dato che lo rende potenzialmente utile nel controllo della popolazione del crostaceo invasivo.

Un altro elemento che ha rafforzato l’ipotesi è la sua naturale presenza nel Mediterraneo: non si tratta di introdurre una specie nuova, ma di valorizzare un predatore già parte dell’ecosistema adriatico.

La fase successiva del progetto prevede il passaggio dai laboratori al mare aperto. Qui l’idea cambia scala: non più osservazioni controllate, ma rilascio di giovani esemplari in aree selezionate dell’Adriatico settentrionale.

Prima però c’è un problema pratico da risolvere: l’habitat. I fondali sabbiosi della costa offrono poche cavità naturali, fondamentali per la sopravvivenza del polpo. Per questo il progetto include anche la creazione di rifugi artificiali, vere e proprie tane sommerse, che verranno posizionate in aree già utilizzate in passato per interventi di ripopolamento.

Le prime installazioni sono state collocate lungo il tratto di mare davanti a Riccione, in corrispondenza di strutture sommerse già presenti, mentre ulteriori interventi sono previsti nell’area di Cesenatico.

L’idea di fondo è semplice quanto delicata: creare le condizioni perché i giovani polpi possano crescere, adattarsi e contribuire nel tempo a riequilibrare la presenza del granchio blu senza interventi invasivi.

Gli studiosi, però, mantengono un approccio prudente. Il progetto non viene presentato come una soluzione definitiva, ma come una sperimentazione su larga scala per capire se un meccanismo naturale possa aiutare a ridurre la pressione della specie aliena.

Se i risultati dovessero essere confermati, Octo-Blu potrebbe diventare un modello replicabile anche in altre aree del Mediterraneo alle prese con problemi simili.

Per ora, tra vasche di laboratorio e fondali da preparare, la sfida è appena iniziata. E il mare adriatico, ancora una volta, si trasforma in un laboratorio a cielo aperto dove scienza ed equilibrio ambientale provano a parlarsi sul serio.

 


Emanuele Bandini

lunedì 1 giugno 2026

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