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Banderillas allo scoperto

Sainz jr. il Matador

Banderillas allo scoperto

Era suo padre.

Sì.

Era stato suo padre a sovvertire le regole di un mondo come quello del Rally, che se non parlava scandinavo (e per lo più finlandese) difficilmente sapeva accoglierti a braccia aperte.

Poi un giorno venne lui, al punto da lasciar sfuggire a un certo Vatanen sul suo conto una considerazione decisamente rilevante dopo  quella sua storica vittoria  ottenuta da un pilota latino nell’edizione del “1000 Laghi” 1990.

“Una volta bastava avere un cognome finlandese per sapere chi sarebbe andato forte da queste parti. Da oggi sappiamo che c’è anche Carlos Sainz.”

 El Matador ”. Quello era suo padre. Banderillas allo scoperto di una nazione come la Spagna che nei rally non aveva mai detto nulla fino a quel giorno. Chi se lo era mai filato di pezza tra una prova speciale e l’altra Carlos Sainz… Si e no che se ne leggesse il nome sulle star list d’iscrizione. E intanto così facendo due titoli mondiali, più un altro perso col motore fumante a 300 metri dall’arrivo del rally RAC insieme a tre Dakar, papà li aveva portati a casa.

Papà.

Quell’uomo che sbandierava poco ai quattro venti le proprie capacità di guida. Ma proprio come un micidiale Matador, quando era il momento t’infilava con le sue sgargianti banderillas.

In quell’attimo in cui era troppo tardi. Per qualsiasi altra reazione.

Escuchame nijo. Mantien la cabèza bassas e trabajas como un esclavo. Senza poder ablar. Es claro el teoremas ?

“Claro papà.”

Seduto dentro la sua Ferrari per lui la storia non sembra essere affatto cambiata. Poca attenzione, o almeno non quella che l’opinione pubblica riserva ad altri e più illustri suoi colleghi, attorno a lui.

Chi l’avrebbe mai detto…

L’eredità di quella banderillas non è andata  affatto perduta.

Silenziosamente.

Di Rosso vestita.

Come fu per suo padre, seppur con altra tuta con tutt’altra vettura e altra specialità.

Lo aveva chiamato come lui, quel figlio che apparentemente sembrava lo avesse tradito per la velocità in pista. Maxima velocidad. Ma Carlitos è discepolo fedele e mui devoto. E del padre prende l’indole. Di passare inosservato, quando altri, tifosi e social media sono alle prese con le star del momento al volante. Gli succede in Toro Rosso. Stessa cosa in Renault e poi in McLaren. E lui giù a fare punti, come un tesaurizzante Alain Prost. Regolare come una cambiale in scadenza a fine mese. Silenziosamente solido Carlitos. Spesso e volentieri a fine stagione alla resa dei conti, davanti ai suoi compagni di squadra. Forse, a ben guardare,( come si trattasse di essere ai margini di una storia dai protagonisti ben più importanti) ai box Ferrari Carlos Sainz Sr dev’essere stata ( e con ogni probabilità…è)  una presenza che non passa inosservata. Vigila e molto. Regala consigli. Sta vicino ai due “Carli”  con un ovvio occhio di riguardo per la figliolanza spagnola alla guida della SF-21.

Carlos Sr. a marzo ai box di Sakhir parlava. Parlava e non taceva.

Anzi, dispensava. Come credo abbia fatto per tutta la stagione, fino ad arrivare a questo fine d’ottobre americano.

A buon intenditor poche parole dicevano i nostri vecchi.

Ecco perché anche Carlos Sainz per il futuro credo meriti un occhio di riguardo, nonostante un apparente “deficit” di velocità nel confronto interno col compagno di squadra Leclerc.

Un paterno Maestro  di scorta può sempre far comodo.

Come un’aspirina nel cassetto.

Nel far passare…certi brutti raffreddori.

Per fazzoletti Rossi.

“ Re Carlo…

Suonare De André.

Anche per Sainz il “Matador”.

Foto Fabio Casadei


Emiliano Tozzi

venerdì 29 ottobre 2021

ARGOMENTI:     automobilismo piloti