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Tre domande al Vescovo della diocesi di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza

Tre domande al Vescovo della diocesi di Forlì-Bertinoro, Livio Corazza

A distanza di un anno, ci troviamo a celebrare di nuovo una Pasqua segnata dalle difficoltà della pandemia. La stanchezza si fa sentire, ma più forte ancora è la speranza, di cui la Pasqua è simbolo. Una speranza che ha già guidato e guiderà – questo è l’auspicio – anche la comunità forlivese a costruire nuove vie di fraternità. A dar voce a questa prospettiva, in attesa della festività pasquale, è mons. Livio Corazza, vescovo della diocesi di Forlì-Bertinoro.

Come possiamo vivere in modo autentico un’altra Pasqua in quarantena?

 

Non è un momento facile, perché sembra non finisca mai. Mi sento di confermare l’unica parola che sana le nostre paure: una sola parola, ed è speranza. Ma non è una parola retorica o campata per aria. Speranza che l’incubo stia per finire. Che non torneremo come prima, perché adesso abbiamo più vaccini e contromisure sanitarie che permettono di difenderci molto meglio. La speranza si fonda concretamente sulla grande risposta che il mondo ha dato ritrovando una unità non scontata. La speranza vera, per me, è Gesù. Se seguiamo Lui, ci salveremo.

 

Quali sono i segnali positivi dimostrati dalle nostre comunità?

 

Anche nel forlivese ci sono state tante prove belle, che infondono fiducia per il futuro. A tutti i livelli: medici e infermieri e tutto il mondo sanitario; gli amministratori pubblici, con i sindaci in testa che si sono presi davvero cura delle comunità; tutta la catena di coloro che hanno lavorato rischiando la propria salute; il mondo della scuola; e infine tutti coloro che hanno fatto il loro dovere. Sottolineo la speranza che poggia sul mondo del sociale, sia del settore pubblico sia del volontariato, e in particolare la fraternità di tutti coloro che si sono fatti carico delle persone e delle famiglie fragili. Rimarranno nella storia gli oltre 6000 pacchi regalo a Natale! Evidenzio la speranza che sgorga viva dal mondo ecclesiale che, senza clamore, si è mostrato vivo e presente lì dove si soffriva. I parroci che sono rimasti accanto alle famiglie preoccupate della salute dei propri malati e di coloro che hanno perso i propri cari. E sono purtroppo tanti. Gli anziani soli ai quali qualcuno portava la comunione. Il catechismo a distanza o in presenza, che non perdeva di vista i ragazzi. Che sono coloro che pagheranno più duramente le conseguenze di questo lungo periodo di distanziamenti. Ma ci sono anche tanti motivi di speranza. La comunità ha dato il meglio di sé. Anche ora che siamo un po’ tutti più stanchi, non ci sentiamo soli.

 

Quali scenari futuri la preoccupano e come intervenire?

 

Mi preoccupano le giovani generazioni. È vero che gli anziani hanno pagato un prezzo altissimo di vite umane. Ma i giovani si sono visti sottratti tempi di vita e aggiunte ulteriori preoccupazioni per il futuro. E tutti gli interventi economici, sostegni o ristori, sono caricati sulle future generazioni. Mi preoccupano le chiese vuote, e le conseguenze ancora sulle persone. Le chiese sono luoghi di senso, che coltivano speranza per il futuro, fraternità e amicizia sociale, fiducia verso il prossimo. Non basta il vaccino per curare le paure e le angosce della gente. Serve il vaccino della speranza. Buona Pasqua di risurrezione!


Laura Bertozzi

lunedì 29 marzo 2021

ARGOMENTI:     forlì laura bertozzi pasqua