"Visioni d'Oriente" al San Domenico di Forlì
A Forlì una mostra racconta come un intero continente sia rimasto ipnotizzato dall'arte giapponese, dai grandi pittori dell'Ottocento fino ai cartoni
Provate a pensare a quanto possa essere strano scoprire, all'improvviso, un modo completamente nuovo di guardare il mondo. È più o meno quello che è successo all'Europa quando, a metà dell'Ottocento, il Giappone ha riaperto le sue porte dopo secoli di isolamento. Da lì è partita una storia d'amore artistica che, con alti e bassi, dura ancora oggi — e che il Museo Civico San Domenico di Forlì ha deciso di raccontare in una grande mostra, "Visioni d'Oriente. Giappone e Giapponismo dagli Impressionisti al Manga", aperta dal 19 febbraio al 27 giugno 2027.
L'esposizione, organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì insieme al Comune, prova a fare qualcosa di ambizioso: mettere in fila più di cento anni di contaminazioni tra due mondi lontanissimi, e mostrare come quell'incontro non si sia mai davvero esaurito.
Un colpo di fulmine chiamato "Giapponismo"
Quando le stampe giapponesi hanno cominciato a circolare in Europa, complice anche la partecipazione del Giappone alle grandi Esposizioni Universali (la prima, a Londra, già nel 1862), gli artisti occidentali sono rimasti spiazzati. Non esisteva ancora una parola per descrivere quella suggestione, così il critico francese Philippe Burty ne ha coniata una, agli inizi degli anni Settanta dell'Ottocento: Giapponismo.
Non si trattava solo di una moda passeggera da salotto parigino. Riviste specializzate, negozi di curiosità orientali e mercanti come Samuel Bing hanno contribuito a diffondere capillarmente questa passione in tutta Europa, fino alla Prima guerra mondiale.
Colori piatti, niente prospettiva: una rivoluzione visiva
Cosa avevano di così magnetico le stampe ukiyo-e? Semplice: ribaltavano quasi tutte le regole con cui un pittore occidentale era cresciuto. Via il chiaroscuro, via la prospettiva scientifica imparata nelle accademie. Al loro posto, colori stesi piatti, tinte decise e composizioni che sembravano ragionare per superfici e ritmi più che per profondità.
Gli Impressionisti ne sono rimasti conquistati: hanno preso da lì l'idea di una natura raccontata con colori limpidi, contorni marcati e inquadrature spiazzanti, quasi fotografiche. I postimpressionisti, Gauguin in testa insieme al gruppo dei Nabis, si sono invece concentrati sul potere del colore steso in grandi campiture, proprio come facevano maestri giapponesi del calibro di Hokusai, Utamaro e Hiroshige.
E non è finita qui: l'eco di quello stile si ritrova anche nei vetri decorati di Émile Gallé e dei fratelli Daum, nelle creazioni di Tiffany, nei gioielli di Lalique. Insomma, un'onda che ha attraversato pittura, arti decorative e design.
Un fenomeno paneuropeo
La mostra forlivese non si limita a raccontare la Francia, che pure resta il cuore pulsante di questa storia con nomi come Toulouse-Lautrec, Bonnard e lo stesso Gauguin. Il percorso allarga lo sguardo a tutta Europa: si va dal Belgio di Ensor all'Olanda di Van Gogh, dall'Austria di Klimt e Moser alla Boemia di Mucha, fino all'Inghilterra di Albert Moore.
E l'Italia? C'è, eccome. Con Giuseppe De Nittis (che a Parigi respirava direttamente l'aria del Giapponismo), Galileo Chini, Plinio Nomellini e persino un giovane Giacomo Balla.
Dagli Impressionisti ai manga: un filo che non si è mai spezzato
La cosa più interessante è forse questa: il fascino del Giappone per l'Occidente non si è fermato all'Ottocento. È proprio l'idea centrale della mostra, che porta il visitatore lungo un arco temporale lunghissimo, fino ad arrivare al linguaggio dei manga e dell'animazione contemporanea — dimostrando come quella prima scintilla ottocentesca abbia continuato, sotto forme diverse, ad alimentare l'immaginario collettivo occidentale fino ai giorni nostri.
Il progetto scientifico porta le firme di Rossella Menegazzo, Giovanni Gamberi e Francesco Parisi, con la collaborazione di Matthew Winterbottom ed Enrico Colle. Cristina Acidini presiede il comitato scientifico, mentre la direzione generale è affidata a Gianfranco Brunelli.
Emanuele Bandini
venerdì 14 agosto 2026